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12
Dicembre 2003 - 14 marzo 2004
Casa Masaccio
San Giovanni Valdarno
Progetto
e coordinamento Dott.ssa Paola Refice
Curatore Dott.ssa Alessandra Baroni
-
Comune di San Giovanni Valdarno
- Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio,
per il Patrimonio Storico, Artistico e
Demoetnoantropologico della Provincia di Arezzo.
In
occasione delle celebrazioni per Arnolfo di Cambio,
il Comune di San Giovanni Valdarno si è fatto
promotore di un'importante mostra sul mito dell'artista
di Colle Val d'Elsa nei secoli, intitolata Fortune di
Arnolfo. La mostra sarà allestita nel Museo Casa
Masaccio di San Giovanni Valdarno e resterà aperta
dal 12 Dicembre 2003 al 14 Marzo 2004.
Il tema principale è dunque il mito, o meglio,
l'iconografia di Arnolfo nei secoli che si vedrà
legata, soprattutto, ai due cantieri di Palazzo Vecchio
e di Santa Maria del Fiore a Firenze. La prima sezione
della mostra sarà dunque dedicata alla ripresa
tardorinascimentale che di Arnolfo fece il Granduca
Cosimo I de' Medici attraverso l'artista Giorgio Vasari,
per proporre una continuità storico-culturale-architettonica
con l'era gotica che uniformava a Firenze i principali
centri del contado. In essa saranno esposti arazzi,
disegni di Vasari e dei suoi collaboratori, tra cui
Vincenzo Borghini e il fiammingo Jan van der Straet,
rispettivamente ideatore e realizzatore della tavola
Arnolfo che presenta il progetto delle terza cerchia
muraria di Firenze per il soffitto del Salone dei Cinquecento
in Palazzo Vecchio. In questa stessa sezione saranno
presentate stampe e pubblicazioni dal XVI al XVIII secolo
in cui Arnolfo gioca un ruolo da protagonista sia come
scultore che come architetto urbanista. Una seconda
sezione è dedicata invece al legame tra il Collinate
e gli artisti, scultori e architetti della Accademia
del Disegno fiorentina. |
G.Stradano,
Allegoria di San Giovanni.

L.Finocchi
da L.Pampaloni, Arnolfo di Lapo.
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Inediti grafici e scultorei di Luigi Pampaloni e Aristodemo
Costoli, e soprattutto il progetto di Errico Alvino
per la facciata di Santa Maria del Fiore testimoniano
della attualità del mito di Arnolfo nella Firenze
dell'Ottocento, a dispetto della trascuratezza per l'iconografia
arnolfiana dimostrata invece dai pittori "storici"
toscani a causa, forse, della scarsità delle
notizie biografiche al suo riguardo. Alcune opere di
Giuseppe Moricci, Giovanni Mochi, Gaetano Sabatelli,
tutte dedicate ad altri grandi del Gotico Toscano, come
Cimabue, Duccio e Giotto, enfatizzano questa assenza
costituendo il piccolo nucleo sulla Sfortuna di Arnolfo
nella pittura storica dell'Ottocento.
Infine, nella sezione Arnolfiana, in cui sono raccolti
vari esempi delle "fortune" di Arnolfo, a
partire dalle più svariate rappresentazioni su
materiali diversi, una parte importante sarà
riservata alla figura di Arnolfo nell'Opera Gianni Schicchi
di Puccini, nel cui libretto, Giovacchino Forzano cita
Arnolfo quale modello esemplare della " gente nova
del contado". L'Opera fu allestita in prima assoluta
a New York al Metropolitan Opera Theatre nel 1918, con
la partecipazione di Galileo Chini, quale scenografo
pienamente apprezzato dal compositore. Di questa e di
altre fortunate produzioni del XX secolo, compreso l'allestimento
del Teatro del Maggio Fiorentino con la regia di Mario
Monicelli ( 1983 ), la mostra esporrà alcuni
importanti autografi, costumi di scena, bozzetti ecc. |
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