Opere
Arnolfo di Cambio si formò nella bottega di Nicola Pisano, con il quale lavorò anche ad alcune opere, come il pulpito del Duomo di Siena. Dal 1277 inizia a lavorare autonomamente a Roma, al servizio della corte di Carlo I d'Angiò. Nell'ambiente romano Arnolfo allarga la cultura classica, formatasi presso Nicola, attraverso la visione diretta dei ruderi romani e conosce i marmorari laziali, i "cosmateschi", dai quali ricava il senso del colore. Nello stesso tempo, forse per l'influenza di Carlo I d'Angiò, Arnolfo rinnova il contatto con la cultura meridionale, già stabilitosi nella bottega del suo maestro.

Dei primi anni del soggiorno romano devono essere il Monumento funebre del Cardinale Annibaldi (1277 c.) e il Monumento a Carlo d'Angiò (1277). "Il volto rettangolare, incorniciato dalla corona e dai capelli che scendono lateralmente, esprime icasticamente la forza del carattere del sovrano, attraverso la levigata massa plastica, dalla quale emergono gli occhi, il naso, le rughe, la bocca, il mento. Danno maggiore consistenza a questa energia latente, il collo, largo quasi il volto e quindi solidamente collegato ad esso, il busto sobriamente panneggiato e il quadrato delle gambe. Tutto è semplificato, quasi in un recupero di arcaismo, per ottenere stabilità ed esprimere la sicura determinazione, l'autorità". (Adorno)

Nel 1282 Arnolfo realizza, nell'antica chiesa di San Domenico ad Orvieto, il Monumento funebre al Cardinale De Braye. Il catafalco del defunto, sormontato da un baldacchino, è addossato ad una parete. Il corpo del cardinale è disteso sul letto funerario; ai suoi lati vi sono due chierici che sollevano le cortine del baldacchino. Arnolfo è il primo artista italiano del Duecento che fonde l'architettura e la scultura.

L'equilibrio di architettura e scultura perseguito da Arnolfo si spiega meglio nei cibori di San Paolo fuori le Mura e di Santa Cecilia in Trastevere. L'uso dei mosaici a tarsi colorate, apparso nelle opere precedenti, viene utilizzato accolto anche nei due cibori. Il ciborio di San Paolo fuori le Mura, realizzato nel 1285, mostra un marcato verticalismo gotico: le quattro colonne sorreggono un baldacchino, in cui gli archi ogivali trilobati, le cuspidi, i pinnacoli e un alto fastigio centrale accentuano lo slancio verso l'alto. Nel ciborio di Santa Cecilia in Trastevere, eseguito nel 1293, lo schema compositivo è lo stesso ma il verticalismo è meno accentuato: gli archi sono più larghi e le cuspidi e i pinnacoli sono meno svettanti.

Nel 1294-1295 ad Arnolfo viene affidato, dai francescani di Firenze, il progetto per la ricostruzione della chiesa del loro ordine, intitolata a Santa Croce, e nel 1296 viene incaricato della realizzazione del Duomo di Firenze, Santa Maria del Fiore: i due lavori confermano definitivamente il prestigio indiscusso dell'artista.

 

 

 

 

 

 

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