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Vita
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Volendo,
in questo mentre, i Fiorentini murare in Valdarno di sopra
il Castello di San Giovanni e Castel Franco, per commodo della
città e delle vettovaglie, mediante i mercati; ne fece
Arnolfo il disegno l'anno 1295, e sotisfece di maniera così
in questa, come aveva fatto nelle altre cose, che fu fatto
cittadino fiorentino.
G. Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori scultori
e architettori,
Firenze, Giunti 1568, in G.Milanesi, Le opere di Giorgio
Vasari,
Firenze, Sansoni 1875-1888, ed. cons. 1979, I, p. 286.
Arnolfo
di Cambio
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Molte sono - a tutt'oggi- le incertezze intorno alla figura
e all'opera di Arnolfo. Documentato dal 1265 come discepolo
di Nicola Pisano, identificato tradizionalmente -si veda il
Vasari- come figlio del leggendario Lapo, architetto tedesco
d'origine, Arnolfo acquista definitivamente un'ascendenza
(figlio di Cambio) e una patria (Colle Val d'Elsa) solo nel
secolo scorso.
Nonostante la costante attenzione della critica, e gli studi
a lui dedicati, tra gli altri, da Angiola Maria Romanini e
dalla sua scuola, l'artista rimane tuttora difficilmente inquadrabile,
e l'ambito della sua attività rimane di dubbia definizione.
Arnolfo è indubbiamente architetto: come tale firma
il ciborio di San Paolo Fuori le Mura, a Roma, nel 1285; è
ingegnere (come dimostra la sua attività giovanile
per Carlo d'Angiò), urbanista, scultore e conoscitore
dell'antico e forse - stando alle appassionate ipotesi della
Romanini - pittore, qualora lo si voglia identificare con
il Maestro di Isacco, autore delle celebri scene nella Basilica
Superiore di Assisi.
E' Giorgio Vasari a costruire, nelle "Vite", una
prima "fortuna" per Arnolfo, delineando per lui
un personaggio poliedrico, capace di restituire dignità
all'architettura dopo i presunti "secoli bui", svolgendo
- tra l'altro- un ruolo fondamentale nel rinnovamento urbanistico
e architettonico di Firenze e nella nascita delle "terre
nuove":
San Giovanni Valdarno, Castelfranco e Terranuova.
Nessuna certezza esiste sulla data della morte, attestata
da taluni nel 1302, avvenuta comunque prima del 1310.
L'attività di Arnolfo si suole dividere tra un periodo
di discepolato presso Nicola Pisano, contemporaneo a intensi
rapporti con Carlo d'Angiò, e culminante nell'autonoma
impresa perugina della "Fontana Minore"; è
quindi attestato un episodio orvietano - la realizzazione
del monumento funebre per il Cardinale Guglielmo de Braye
- morto nel 1282 - in San Domenico - e da un lumgo periodo
romano, inframmezzato da significativi soggiorni fiorentini.
A Roma, suoi sono il ciborio di San Paolo (1285), il Presepe
di Santa Maria Maggiore, il ciborio di Santa Cecilia in Trastevere
(1293), i lavori all'Aracoeli, il Monumento Annibaldi in Laterano,
le statue di San Pietro e il Monumento funebre a Bonifacio
VIII (1300) nel complesso della Basilica Vaticana.
A Firenze, tuttora da indagare è il ruolo nella costruzione
della Badia, certa e documentata l'attività in Santa
Maria del Fiore e in Santa Croce, leggendario - ma difficilmente
negabile - il ruolo nella progettazione di Palazzo Vecchio.
La biografia indiziaria include lavori per Assisi, studi e
progetti per le maggiori opere urbanistiche dell'epoca, e
segnala rapporti con i principali centri della cultura architettonica
e della scienza ottica attivi in Europa sul volgere del XIII
secolo. |
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Ministero
per i Beni e le Attività Culturali Direzione Generale
per i Beni Librari e gli Istituti Culturali Comitato
Nazionale VII Centenario della Morte di Arnolfo di Cambio
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Comune
di S.Giovanni Valdarno
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Regione
Toscana
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Provincia
di Arezzo
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Storia
della Città
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Fondazione
Monte dei Paschi di Siena
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La
Castelnuovese
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